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Le nostre ossa, anche se sembrano la parte più statica e immutabile del nostro corpo, in realtà cambiano di continuo insieme a noi.
Al loro internoinfatti sono VIVE e ATTIVE: hanno una ricca vascolarizzazione e possiedono molte cellule che nascono, che muoiono, che depongono matrice ossea e che la riassorbono.
I due tipi cellulari principali delle ossa (ma ne esistono molti altri) sono:
- OSTEOBLASTI: sono l’impresa edile del nostro scheletro, producono matrice ossea, che rende le ossa giovani, resistenti e sane
- OSTEOCLASTI: sono l’impresa di demolizioni del nostro scheletro, rosicchiano e rimuovo la matrice ossea invecchiata
Anche se può sembrare che il lavoro degli osteoclasti sia dannoso, in realtà così facendo lasciano spazio agli osteoblasti per deporre in continuazione nuova matrice. Esiste un armonioso equilibrio fra l’attività degli osteoblasti e degli osteoclasti (si parla di turnover osseo).
In patologie come l’osteoporosi questo equilibrio si perde, prevale l’attività degli osteoclasti e quindi la perdita di massa ossea (le ossa diventano meno compatte e più porose, si “svuotano” e si indeboliscono).
Visto che questa aumentata attività di riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti è “invisibile” alle comuni metodiche di radiologia (se non indirettamente constatando un osso meno compatto), si sono cercati dei markers nel sangue che potessero indicare in modo precoce un’aumentata perdita ossea. Fra questi sta emergendo l’utilità del CTX.
Il CTX (telopeptide C-terminale del collagene di tipo I) è un marcatore biochimico del riassorbimento osseo. Si libera dalla degradazione del collagene di tipo I. Questo tipo di collagene costituisce più del 90% della matrice organica dell’osso.
Se l’osso subisce un processo di rimaneggiamento da parte degli osteoclasti, il collagene viene degradato, liberando piccoli frammenti di natura peptidica, appunto il CTX che viene quindi immesso nel circolo sanguigno.

Applicazioni pratiche
Viene utilizzato principalmente per monitorare l’efficacia delle terapie contro l’osteoporosi e valutare la velocità con cui l’osso viene degradato dagli osteoclasti.
A differenza della MOC, che misura la densità ossea “statica” (ciò che è già successo), il CTX fornisce una misura del turnover osseo “dinamico” (ciò che sta accadendo in tempo reale).
- Monitoraggio terapeutico: una riduzione significativa dei livelli di CTX dopo l’inizio di una terapia (es. bifosfonati o denosumab) indica che il farmaco sta funzionando correttamente nel bloccare la perdita ossea. D’altra parte una rapida risalita dopo la sospensione della terapia indica che il riassorbimento sta ricominciando e bisogna agire di nuovo.
- Rischio di frattura: livelli elevati di CTX sono associati a un aumento del rischio di fratture, indipendentemente dalla densità minerale ossea.
- Valutazione clinica: utile in pazienti con osteoporosi post-menopausale o senile e in casi di osteoporosi secondaria (es. causata da iperparatiroidismo o uso di glucocorticoidi).
Cosa aspettarsi con le terapie
- Bisfosfonati/Denosumab: riduzioni significative del CTX in pochi mesi; un calo marcato indica buona soppressione del riassorbimento
- Teriparatide/Romosozumab: possono aumentare transitoriamente marcatori di rimodellamento; l’efficacia si misura soprattutto con variazioni di BMD e riduzione delle fratture, poi si “fissa” il guadagno con un anti‑riassorbitivo in sequenza
Valori di Riferimento
I valori possono variare in base al laboratorio, al sesso e all’età.
- Donne pre-menopausa: 0.1 – 0.6 µg/L
- Donne post-menopausa: 0.1 – 1.2 µg/L
- Uomini 30-50 anni: 0.03 – 0.6 µg/L
- Uomini >70 anni: 0.1 – 0.8 µg/L
Modalità di Prelievo
- Digiuno: Il prelievo deve essere eseguito dopo almeno 8 ore di digiuno.
- Orario: Poiché il CTX segue un ritmo circadiano (i livelli sono più alti al mattino presto), il prelievo va effettuato preferibilmente al mattino presto per garantire la confrontabilità dei risultati nel tempo
In conclusione
- CTX sierico è un marker di riassorbimento osseo utile per valutare l’attività del rimodellamento, l’aderenza/risposta alla terapia anti‑riassorbitiva (es. bisfosfonati, denosumab) e, talvolta, per stimare il rischio di frattura in combinazione con BMD (densità minerale ossea) e strumenti come FRAX/DeFRA
- NON rappresenta un esame di primo livello da chiedere di routine in tutti i pazienti con osteoporosi. Si valuta a giudizio del medico solo in casi particolari
- Le linee guida europee e italiane considerano i marcatori ossei “complementari” alla MOC, non diagnostici da soli
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