Statine e cancro al fegato

Le statine sono dei farmaci sicuri, economici ed efficaci che hanno rivoluzionato la gestione del colesterolo alto e delle malattie cardiovascolari ad esso correlate. Hanno dimostrato in modo incontrovertibile, tenendo basso il colesterolo, di diminuire il rischio di morire di ictus o infarto (sono pochi i farmaci che possono “vantare” questo primato). 

Nonostante questo, la disinformazione ed il conseguente panico ingiustificato attorno a queste molecole è elevatissimo. 

Fanno male ai muscoli?

In realtà le statine spesso sono ben tollerate. In una minoranza dei casi possono dare un effetto collaterale chiamato mialgia (dolore ai muscoli), di lieve entità e soprattutto reversibile alla sospensione delle stesse.

L’effetto collaterale più temuto, ossia la necrosi muscolare (rabdomiolisi), è invece estremamente raro (circa 1:100.000 – una frequenza inferiore a quella con cui altri farmaci che assumiamo comunemente con minor preoccupazione (es. aspirina) possono dare sanguinamenti gastro-intestinali o insufficienza renale in soggetti predisposti).

Nuovi benefici

Oltre al beneficio cardio-vascolare tenendo a bada i livelli di colesterolo, uno studio recente ha indagato il ruolo delle statine sul rischio oncologico, in particolare di cancro al fegato (HCC). 

Una meta-analisi del 2023 (10 studi, 1.774.476 pazienti) ha confermato un HR pooled di 0,52 (IC 95% 0,37–0,72) per l’HCC con l’uso di statine, significativo anche nelle analisi che tenevano conto dell’uso concomitante di aspirina e metformina.

Tipo di statina e relazione dose-risposta

Le statine lipofile (atorvastatina, simvastatina, lovastatina) sembrano conferire un beneficio maggiore rispetto alle idrofile. In una coorte svedese di pazienti con epatite virale cronica, le statine lipofile hanno ridotto il rischio di HCC a 10 anni dal 8,1% al 3,3% (aHR 0,56), mentre le idrofile non hanno mostrato un’associazione significativa (aHR 0,95). 

Esiste inoltre una chiara relazione dose-durata: esposizioni prolungate a dosaggi superiori sono associate alle riduzioni di rischio più marcate.

Meccanismo d’azione 

La fibrosi (sostituzione delle cellule funzionanti con tessuto “duro” cicatriziale) è un precursore critico del carcinoma epatico, ma i meccanismi attraverso i quali le statine influenzano la progressione della fibrosi rimangono non noti.

Studi sperimentali hanno dimostrato che le statine, in particolare l’atorvastatina, esercitano un’azione anti-infiammatoria, anti-ossidante e anti-fibrotica, riducendo l’espressione delle citochine profibrotiche (p.e. TGF-β1, CTGF, mRNA del recettore PDGF-β), migliorando la micro-circolazione epatica e diminuendo i livelli di procollagene I e α-actina muscolare liscia.

Effetti sulla fibrosi e sullo scompenso epatico

Oltre alla chemioprevenzione dell’HCC, le statine sono associate a una riduzione della progressione della fibrosi epatica: gli utilizzatori di statine con punteggi FIB-4 elevati al basale avevano maggiore probabilità di transitare verso categorie di rischio inferiori rispetto ai non utilizzatori (31,8% vs 18,8%). 

Una meta-analisi aggiornata del 2026 (25 studi, 81.992 pazienti con cirrosi) ha confermato una riduzione della mortalità globale (OR 0,59; IC 95% 0,48–0,71), supportata anche da trial randomizzati (OR 0,45; IC 95% 0,25–0,82).

Posizione delle linee guida

Le linee guida American Association for the Study of Liver Disease (AASLD – 2023) riconoscono il potenziale chemiopreventivo delle statine ma non le raccomandano attualmente per la sola prevenzione dell’HCC, data la natura osservazionale dei dati e il rischio di confondimento residuo. Tuttavia, sottolineano che le statine non devono essere evitate nei pazienti con epatopatia cronica, inclusa la cirrosi, e possono essere considerate nei pazienti con problemi al fegato e colesterolo alto.

FONTI

  • Choi J, et al. Statin use and risk of hepatocellular carcinoma and liver fibrosis in chronic liver disease. JAMA Intern Med 2025, 185: 522-30
  • Singal, Amit G et al. “AASLD Practice Guidance on prevention, diagnosis, and treatment of hepatocellular carcinoma.” Hepatology (Baltimore, Md.) vol. 78,6 (2023): 1922-1965.
  • Zeng, Rebecca W et al. “Meta-analysis: Chemoprevention of hepatocellular carcinoma with statins, aspirin and metformin.” Alimentary pharmacology & therapeutics vol. 57,6 (2023): 600-609. doi:10.1111/apt.17371
  • Simon, Tracey G et al. “Lipophilic Statins and Risk for Hepatocellular Carcinoma and Death in Patients With Chronic Viral Hepatitis: Results From a Nationwide Swedish Population.” Annals of internal medicine vol. 171,5 (2019): 318-327. doi:10.7326/M18-2753

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