Il paradosso dell’obesità: e se l’obesità potesse aiutarti?

Che l’obesità sia un fattore di rischio per malattie cardio-vascolari non è certo una novità. Ma che ruolo ha l’eccesso di peso, che sia sovrappeso o obesità, dopo un evento cardio-vascolare acuto (es.infarto)?
Alcuni studi sembrano evidenziare un’associazione tra obesità e apparente minore mortalità nei pazienti che sopravvivono dopo un infarto miocardico acuto (IMA). Al contrario, la perdita di peso dopo l’IMA è associata a prognosi peggiore e maggiore mortalità.
Questa “strana” evidenza prende il nome di paradosso dell’obesità. Ma è davvero così?
Il fenomeno non ha trovato finora una interpretazione univoca e si discute se ad esso possano contribuire anche fattori connessi con la patologia in atto e indipendenti dal peso corporeo. Vediamo di comprendere meglio…
L’obesity paradox, fenomeno per cui sovrappeso e obesità migliorano la prognosi di alcune malattie di cui favoriscono l’insorgenza, è stato ampiamente documentato per patologie cardio-vascolari, insufficienza renale, neoplasie, diabete.
Mentre infatti le persone con obesità hanno un rischio più elevato di infarto, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale… una volta però che una di queste patologie si è instaurata vari studi hanno evidenziato che coloro con un BMI da obesità avevano una mortalità inferiore in confronto a chi dopo l’evento presentava un BMI normale.
Realtà?
I motivi di tale correlazione apparentemente paradossale rimangono poco chiariti.
Una delle ipotesi principali attribuisce il fenomeno al fatto che le persone che perdono peso dopo un problema di salute acuto spesso lo fanno se hanno una patologia cronica severa sottostante (si parla di cachessia).
Un’altra ipotesi afferma che l’eccesso di peso può conferire un vantaggio in termini di sopravvivenza fornendo riserve nutrizionali per superare periodi di stress acuto e aumento delle richieste metaboliche.
Oppure fake?
Mentre secondo alcuni studi esprime una realtà medica, secondo altri sarebbe invece il risultato statistico di bias di selezione (errori nella scelta delle popolazioni da studiare), di diversi fattori interferenti (es. fumo di sigaretta, depressione legata alla diagnosi) e dell’impiego del BMI come misura del grado di adiposità (BMI paradox): valore limitato del BMI nell’individuare uno stato di obesità, visto che non distingue muscoli da tessuto adiposo e non distingue fra grasso sottocutaneo e il più pericoloso grasso viscerale. Uno studio sulla prognosi dei pazienti in rapporto alla localizzazione dell’adipe potrebbe far luce sui punti ancora oscuri dell’obesity paradox.
Un’altra domanda che rimane aperta è la causalità inversa dovuta alla perdita di peso indotta dalla malattia. Cioè, potrebbe non essere un basso BMI a causare la morte (e quindi far sembrare l’obesità protettiva) ma piuttosto la morte imminente che causa un basso BMI? La perdita di peso involontaria è infatti un predittore estremamente significativo di mortalità.
È stato anche criticato che alcuni ricercatori che concordano con l’ipotesi abbiano condotti studi promossi e finanziati dalla Coca-Cola Company (https://www.vox.com/2015/10/20/9572295/coca-cola-obesity-paradox).
In conclusione
L’obesity paradox è un argomento molto affascinante che divide gli esperti.
Al momento sembra prematuro negarne l’esistenza solo perché ancora poco chiarito e contrario alle logiche aspettative. Sono necessari ulteriori studi per valutare le variazioni di peso durante il follow-up al fine di migliorare le linee guida sulla gestione del peso nei pazienti con pluri-patologie e comprendere altri potenziali meccanismi che contribuiscono al paradosso dell’obesità.
FONTI
Bucholz, Emily M et al. “Excess weight and life expectancy after acute myocardial infarction: The obesity paradox reexamined.” American heart journal vol. 172 (2016): 173-81. doi:10.1016/j.ahj.2015.10.024
Habbu, Amit; Lakkis, Nasser M.; Dokainish, Hisham (2006). “The Obesity Paradox: Fact or Fiction?”. The American Journal of Cardiology. 98 (7): 944–8. doi:10.1016/j.amjcard.2006.04.039. PMID 16996880.
L’obesity paradox: realtà clinica o fake news? Francesco Cavagnini Laboratorio di Ricerche in Neuroendocrinologia Istituto Auxologico Italiano
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