Dosaggio della vitamina D

E se NON fosse sempre necessario misurarla?

Hai mal di testa? Misurati la vitamina D

Ti sei presa l’influenza? Hai la vitamina D bassa

Hai sempre sonno? Hai una carenza di vitamina D

Non riesci a dimagrire? Fai il prelievo la vitamina D

Ti hanno rubato l’auto? È perchè non sei carente di vitamina D

Panacea

La vitamina D è forse l’integratore più prescritto ed assunto. Viene spessissimo dosata nelle analisi del sangue di routine, ANCHE SE non vi è indicazione, ANCHE SE non vi è sospetto di carenza, ANCHE SE poi non vi è un medico in grado di interpretarne correttamente i valori.

Ma ogni esame inutile, oltre a poter creare altrettante inutili preoccupazioni, ha anche un costo, che ricade sul paziente o sul servizio sanitario.

E quindi? Proviamo a fare chiarezza e capire quando può essere indicato misurarla nel sangue. Partiamo da una premessa: dosarla in maniera indiscriminata nella popolazione generale senza fattori di rischio o condizioni di sospetto NON HA ALCUN SENSO.

È allora importante capire quali sono le condizioni in cui può essere importante misurarla nel sangue. Lo faremo basandoci su due fonti imprescindibili in Italia: le raccomandazioni della SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) e la NOTA 96 (la “Bibbia” della vitamina D in tema di prescrivibilità e rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale).

Secondo le raccomandazioni SIOMMMS la misurazione della vitamina D andrebbe riservata a quelle condizioni che espongono a maggior rischio di soffrire di una sua carenza, come: 

  • Età avanzata (≥ 75 anni) 
  • Istituzionalizzazione (ospedale, carcere, case di cura) o condizioni associate a un’esposizione solare inadeguata 
  • Obesità 
  • Gravidanza e allattamento* 
  • Malattie metaboliche delle ossa e altri disturbi dello scheletro*
  • Dieta vegana 
  • Anoressia nervosa 
  • Insufficienza renale cronica 
  • Cancro (in particolare mammella, prostata e colon) 
  • Diabete mellito di tipo 2 
  • Malassorbimento intestinale e chirurgia bariatrica 
  • Fibrosi cistica
  • Farmaci che interferiscono con l’assorbimento o il metabolismo epatico della vitamina D (antiepilettici, glucocorticoidi, antivirali AIDS, agenti antimicotici, colestiramina) 

La Nota 96 ci dice invece che prima di prescrivere la vitamina D dovremmo rispondere ad almeno una delle seguenti domande:

  1. Esiste almeno un sintomo persistente fra quelli elencati suggestivo per carenza di vitamina D?
    • Sintomi di osteomalacia come: dolenzia in sedi ossee o dolore (anche pulsante) lombosacrale, pelvico o agli arti inferiori; senso di impedimento fisico; 
    • dolori o debolezza muscolare (anche di grado elevato) soprattutto ai quadricipiti ed ai glutei con difficoltà ad alzarsi da seduto o andatura ondeggiante;  propensione alle cadute immotivate. 
  2. È prevista una terapia di lunga durata con farmaci interferenti col metabolismo della vitamina D (ed es. antiepilettici, glucocorticoidi, anti-retrovirali, anti-micotici, colestiramina, orlistat etc.) oppure esiste una condizione di malassorbimento (ad es. fibrosi cistica, celiachia, m. Crohn, chirurgia bariatrica, etc.)? 
  3. Esiste una patologia ossea accertata (osteoporosi*, osteomalacia, malattia di Paget, osteogenesi imperfetta) che necessita di terapia remineralizzante? 
  4. Esiste un riscontro di paratormone (PTH) elevato

Se la risposta ad almeno una di queste 4 domande è allora il dosaggio è appropriato, altrimenti non trova indicazione.

Nell’interpretazione dei risultati considerare:

– che il laboratorio potrebbe indicare unità di misura e/o livelli di normalità diversi;

– che è ragionevole accettare uno scostamento di 2-3 ng/mL nelle varie determinazioni in rapporto alla stagionalità.

*Per condizioni come la gravidanza o l’osteoporosi in realtà le stesse linee guida ci dicono che il dosaggio iniziale della vitamina D potremmo evitarlo perchè tanto sono dei casi in cui l’integrazione va fatta a prescindere.

#endocrinoluigi

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